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Archivio di marzo 2008

I mercati sono conversazioni

di Luigi Ferro · 28 marzo 2008

Diario di un enotecario è uno dei tanti blog dove, in questo caso con scrittura brillante, il protagonista parla del proprio lavoro. A volte si tratta di note interessanti, di esperienze illuminanti che valgono anche più di molti articoli o indagini. Per questo rubo un pezzo di questo post dove si parla del prossimo Vinitaly e delle tipologie di visitatori.

“Siate gentili coi perditempo. Il primo valido motivo forse vi parra’ surreale ma, tanto per cominciare, considerate che la virtu’ e’ premio a se’ stessa; ovvero, se intorno a voi diffondete vibrazioni positive, queste vi ritorneranno a favore; e’ il kharma, come saprete.
Se questo non sembra abbastanza convincente (ammetto, era un po’ metafisico) tenete presente pure un altro aspetto.
Viviamo tempi strani, difficili, di sfuggente conoscibilita’; non ci si capisce piu’ niente. Prendi Internet, per esempio: qui ormai tutti scrivono, tutti commentano nei blog e nei forum, signora mia che tempi; una volta tutto era piu’ chiaro, uno ce l’aveva segnato in fronte chi era e cosa valeva, ma adesso in questo mondo cosi’ due-punto-zero non sai mai chi hai davanti: e se fosse uno che scrive? E se fosse un commentatore di blog? Quello ci mette tre secondi a crocifiggerti in rete: l’azienda pincopallo fara’ pure buoni vini, ma allo stand sono antipatici e m’han cacciato via. Bum! Mesi, anni di pierre, consulenti aziendali, brochure, azzerati da due righe su un forum. Eh si perche’, vedete, accade che molti tra di noi, ultimamente, diano assai piu’ peso al linguaggio irrituale e spietato delle conversazioni in rete, piuttosto che a certi improbabili, roboanti annunci brochureschi. Personalmente, poi, mi capita spesso di avviare qualche utile rapporto commerciale con aziende segnalate da appassionati perditempo”.

In pratica l’enotecario dice quello che in molti sostengono da tempo. Nel tempo di Internet le aziende sono sempre di più sotto l’occhio attento dei loro clienti. Che rispetto al passato hanno qualche arma in più per farsi sentire. Non bisogna vivere la cosa con paura, ma adeguarsi. I mercati sono conversazioni.
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L’agriturismo senza Adsl

di Luigi Ferro · 21 marzo 2008

Piccolo esempio di cosa significa non avere la banda larga.

Su http://impresavda.blogspot.com/ Fabrizio Favre, giornalista valdostano che si occupa dell’economia della regione, tiene un blog su come si fa impresa in Valle. E racconta di un agriturismo, Les Ecureils di Saint-Pierre, che si sente un po’ tagliato fuori dal mondo. “Internet per noi è uno strumento fondamentale - racconta il proprietario Pietro Ballauri - Per questo ci serve l’Adsl e spero di non trovarmi in quel 10% che non l’avrà mai”. In teoria la Valle d’Aosta grazie a un acordo con Telecom entro un paio d’anni dovrebbe essere interamente coperta ma evidentemente qualche timore rimane.  

“Ormai molti turisti organizzano le loro vacanze grazie a Internet e il normale collegamento con Telecom ci limita tantissimo. Se ad esempio una rivista specializzata mi chiede delle foto per parlare della mia struttura non riesco a madargliele via mail. Inoltre gestire il sito diventa davvero complicato”. 

Cosa sarebbe stato in questi anni del mondo dell’agriturismo senza Internet? Quanto sarebbe stato rallentato il boom di queste strutture?

 

 

Il valore della testimonianza

di Luigi Ferro · 18 marzo 2008

All’Innovation Forum hanno parlato in tanti, ma fra questi poche aziende. Intendo gli utenti finali, quelli che dovrebbero comprare le soluzioni e i prodotti Ict e grazie a questi fare un po’ più di innovazione. Sono passati Artemide ed Elica, ma ce sarebbe voluta qualcuna di più soprattutto nei dibattiti principali. Per raccontare dal vivo cosa significa vivere in una zona senza banda larga o la fatica che si fa a trovare dei finanziamenti oppure a partecipare a un bando pubblico o a trovare persone di talento.

Non ci si può affidare solo alla testimonianza, ma il valore dell’esperienza è importante anche perché chi ha parlato in questi giorni le sue analisi le fa grazie anche a continui colloqui con gli imprenditori. Ecco un Polegato che racconta come ha fatto a farsi finanziare l’idea delle Geox non sarebbe stato male co sì come sarebbe stato interessante sapere se un imprenditore italiano il Web 2.0 è roba da matti oppure una vera ipotesi di lavoro.

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La scuola prima di tutto

di Luigi Ferro · 17 marzo 2008

All’Innovation Forum di Idc che si è svolto nei giorni scorsi a Milano, molti relatori hanno sottolineato l’importanza del buon funzionamento del sistema scolastico che è un prerequisito fondamentale per molti discorsi legati alle imprese e all’innovazione. Ha iniziato Giacomo Vaciago ricordando quando ha dovuto soccombere contro il ricorso di un avvocato che contestava il suo metodo di esame.

Tornato da Oxford dove aveva insegnato Vaciago fece un esame pubblicando poi i risultati degli esami in ordine decrescente. La cosa non piacque all’avvocato che contestò il fatto che in questo modo la figlia fosse stata messa a confronto con gli altri studenti.  L’avvocato vinse la causa e Vaciago dovette rinunciare anche a compiti scritti consegnati in forma anonima e quindi corretti senza sapere chi ne fosse l’autore. In più, il voto veniva ssegnato dopo che tutti i compiti fosserostati corretti in mododa vere un metro di valutazione più uniforme. Queste sarebbero le precondizioni per avere un sistema meritocratico che per legge oggi in Italia non è possibile avere.    

Poi bisogna assolutamente aumentare il numero di iscritti alle facoltà scientifiche.

Anche i big dell’It come Microsoft, Hp e Ibm hanno chiesto un forte impegno per il miglioramento della scuola chiedendo che, qualunque sia il prossimo governo, si smetta di smontare tutto ciò che ha fatto l’esecutivo precedente.

A partire da Industria 2015. C’è aria di grandi intese.

Anche i cinesi piangono

di Luigi Ferro · 10 marzo 2008

Fa un certo effetto leggere l’articolo di Federico Rampini sulla situazione del mercato del lavoro cinese. Lo riassumo. Nel Guandong siamo ormai alla piena occupazione e le aziende si contendono la manodopera qualificata con aumenti salariali che raggiungono anche il 100%. Una situazione che i nostri imprenditori conoscono bene e che con tempi molto più veloci del previsto ha toccato anche la Cina.

Anche perché nel frattempo il regime di Pechino ha varato una sorta di Statuto dei lavoratori che rende meno facili i licenziamenti, impone delle liquidazioni di buonuscita e obbliga al pagamento degli straordinari. I costi di produzione sono saliti del 30-40% e si parla di diecimila imprese a rischio. “Le nuove regole - dice il ceo di un importante calzaturificio - mi rincarano di un euro il costo del lavoro su ogni paio di scarpe, proprio mentre salgono anche i costi delle materie prime e la domanda americana rallenta”. Un disastro.

Intendiamoci, un metalmeccanico tedesco costa sempre 37 dollari con 1,40 dollari di un cinese, ma il governo cinese sta cercando di spingere fuori dal mercato le imprese più inefficienti. L’obiettivo, infatti, è di spingere l’industria su produzioni a più alto contenuto tecnologico. Chi non ce la fa o chiude o delocalizza in Vietnam, India, Pakistan, Bangladesh o Indonesia. Ma non sono operazioni facili. I costi di trasporto aumentano e la manodopera non è così capace.   Â

La malsana idea dell’e-commerce

di Luigi Ferro · 4 marzo 2008

Un convegno che si intitola “L’e-commerce in Italia 2008. Una crescita con il freno a mano” fa capire che la situazione non è cambiata rispetto allo scorso anno. Ma non è tutta colpa dei consumatori. E’ troppo facile crogiolarsi nella paura degli italiani a scrivere il numero della loro carta di credito in rete.

Esiste anche un problema di offerta. Tanto è vero che molte indagini dicono che le imprese italiane sono refrattarie al copmmercio elettronico anche in versione b2b.
Mi piacerebbe acquistare prodotti alimentari in rete di quei negozi che ho scoperto in giro per l’Italia. Soltanto che per quei negozi (non piccoli, ma nomi ormai conosciuti) in rete non vendono oppure vendono solo un minima parte della loro produzione.

Eh sì che ormai non è particolarmente complicato aprire un sito di e-commerce. Non bisogna essere una multinazionale. Poi leggi post come questo comparso sul diario enotecario e capisci che forse non tutto è così facile.

In Italia fare impresa è sempre un po’ complicato.   Â