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Archivio di luglio 2008

Illy, per pensare positivo

di Luigi Ferro · 31 luglio 2008

Dopo tante notizie poco positive sull’economia, e visto che stiamo andando in vacanza, è giusto pensare positivo prendendo come esempio Illy, l’azienda triestina del caffè.

A settembre è previsto il lancio di Idyllium un nuovo caffè in esclusiva mondiale ottenuto da una pianta della famiglia della Laurina fino a oggi sconosciuta al mondo della torrefazione. E’ l’ennesima novità dell’azienda triestina che alla base delle sue fortune ha proprio l’innovazione tecnologica perseguita con costanza negli anni.

Condotta per anni da Ernesto Illy, uno scienziato del caffè, l’azienda è stata poi guidata da Riccardo Illy, ex presidente della regione Friuli Venezia Giulia e ora da Andrea Illy.

Una impresa familiare classica che cozza contro i principi della meritocrazia, che non sono però verità assolute e hanno le loro eccezioni, e che ha continuato a innovare negli anni cercando anche il contatto con il mondo universitario come dimostra lo studio commissionato all’Università di Oxford per la realizzazione di un programma di coltivazione del caffè compatibile con l’ambiente.
Il tutto con una certa sobrietà che potremmo definire austro-ungarica, tanto che quando si chiamava in azienda  e si chiedeva del dr. Illy (Riccardo) la centralinista si premurava subito di avvisare “signor Illy, senza titoli accademici” e tu ti sentivi quasi in dovere di scusarti.

Magari in zona non tutti li amano visto che una volta un concorrente ruggì al telefono quando gli nominai Illy e quell’altro nell’ufficio disponeva di una mazza da golf che utilizzava per colpire con violenza, in particolari momenti di ira, il bidone con il marchio dell’azienda triestina.
Però quella di Illy è una bella storia di ricerca & innovazione.

L’innovazione parte dalla scuola

di Luigi Ferro · 14 luglio 2008

“Servono tecnici e periti industriali qui non basta assumere gli immigrati”. Il grido d’allarme arriva da Margherita Russo, docente della facoltà di economia “Marco Biagi” di Modena che, intervistata da Affari & finanza, spiega cosa sia Officina Emilia.

Si tratta di una iniziativa che punta a “ricostruire un rapporto tra scuole e imprese e tra scuole e mondo locale della produzione”. L’obiettivo è che a qualcuno torni la voglia di fare il perito meccanico e che le imprese si adoperino per fare conoscere le loro realtà, mentre “gli studenti conoscano un mondo che ignorano e non vedono più nella loro vita quotidiana”.
Perché il problema è che ai ragazzi certi lavori non vengono neanche più in mente e se è giusto assumere gli immigrati che colmano delle lacune importanti è necessario formare tecnici, periti industriali che scarseggiano.
“Ci siamo resi conto – dice Margherita Russo – che il modo di sostenere l’innovazione nella meccanica non si risolveva rendendo più efficace e visibile la ricerca universitaria o i corsi di ingegneria ed economia, ma richiedeva un’azione più profonda: agire sull’immaginario, sulla formazione fin dalle scuole elementari e anche sulla formazione degli insegnanti”.
Officine Emilia ogni mattina ospiterà una classe di studenti per fargli vedere come si lavora in un’impresa.  Cose che non si vedono in Tv. 

Il mondo wiki di Alenia Aermacchi

di Luigi Ferro · 2 luglio 2008

Leggendo l’intervista a Giorgio Brazzelli, presidente di Alenia Aermacchi e vicepresidente di Alenia Aeronautica, torna alla mente l’intervento di Don Tapscott all’Idc forum di Milano.
Tapscott aveva fatto qualche esempio di economia Wiki che prevede una collaborazione più allargata con i fornitori. Boeing era una società che ha rivoluzionato il suo modo di lavorare e anche alla Aermacchi sembra stiano marciando in questa direzione. Nell’intervista Brazzelli non cita il termine Wiki, magari non lo conosce, ma la sensazione è che la strada sia la stessa.
“Il network ci rende più competitivi” è il titolo dell’articolo pubblicato su Affari & Finanza, l’inserto economico di Repubblica, dove il presidente della società aeronautica spiega che la sua società si sta concentrando sul core business affidando a fornitori specializzati la gestione di pezzi della catena produttiva.  

Non si tratta di un “semplice” outsourcing. L’obiettivo è di passare “da un metodo in cui una singola azienda produce un pezzo a un sistema in cui la progettazione e produzione di un singolo sono affidate a un solo sub contractor. Sarà quest’ultimo, inoltre, a gestire i rapporti con i suoi fornitori garantendo la parte della filiera a lui affidata”.

Ali, fusoliera, valvole sono realizzate tramite questo sistema che apre spazi importanti per le piccole e medie imprese che fanno parte del nascente distretto aerospaziale di Varese.
Fondamentale, però, è avere una certificazione: “E’ un elemento sine qua non – afferma Brazzelli – Senza certificazione, senza qualità, non si lavora”.