Innovazione svizzera
di Luigi Ferro · 16 settembre 2008C’è un paese in Europa che nonostante la crisi se la cava ancora bene. Cresce al ritmo del 3% ha pochi disoccupati anche se i salari non si muovono e qualche banca, anche qui, ha qualche problema.
E’ la Svizzera dove, nonostante il livello dei prezzi, è cresciuto anche il numero dei turisti che hanno approfittato del cambio favorevole con il franco. Però oltre al turismo nella Confederazione marciano a buon ritmo anche i consumi e l’export.
“Qui c’è una flessibilità che altrove manca”, racconta soddisfatto a Repubblica un imprenditore italiano che da molti anni ha messo radici oltre confine. Ma c’è dell’altro.
Secondo Massimo Agostinis, analista economico della Radio Svizzera di lingua tedesca, l’eccezione dipende da molti fattori: “Innazitutto dall’altissimo livello delle nostre università che collaborano con l’industria di punta, ad esempio quella farmaceutica ma anche con quella metallurgica e con le banche. Ciò che consente al marchio svizzero di rimanere sinonimo di qualità“: “In questo senso - aggiunge l’imprenditore - il marchio svizzero diventa un grande valore aggiunto”.
“E’ quello che ci ha permesso di rimanere competitivi, nonostante un costo del lavoro superiore a quello dei paesi dell’area Ue - aggiunge Agostinis - . L’industria svizzera si è specializzata in prodotti innovativi per i quali il mercato è disposto a pagare prezzi più elevati”.
Il franco debole aiuta, ma intanto lo scorso anno lorologeria svizzera, che a parte lo Swatch, è fatta soprattutto di marchi di lusso ha registrato le vendite migliori degli ultimi dieci anni. E poi c’è lo swatch che quando sembrava che i giapponesi dovessero frantumare il mito svizzero degli orologi a colpi di design è riuscito a conquistare un ruolo di primo piano.


