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Il Biellese riparte col finissimo

di Luigi Ferro · 27 giugno 2008

Il tessile è stato sicuramente uno dei settori più colpiti dalla globalizzazione. Come racconta Luciano Donatelli, presidente dell’Unione industriali del Biellese e della Fondazione Biella the Art of the Excellence in un’intervista ad Affari & Finanza “Quando all’inizio del decennio il distretto è stato travolto dalla globalizzazione lo shock è stato grande per tutti. Le produzioni di basso e medio livello sono state cannibalizzate dall’Europa dell’Est e dalla CIna. Anche alcuni grandi gruppi hanno spostato le fabbriche soprattutto in Romania o nel Far East”.

Dopo lo shock però c’è stata anche la reazione. La produzione si è spostata verso l’alto, anzi verso l’altissimo visto che Donatelli spiega che i clienti oggi non sono i ricchi, ma i super-ricchi. Novanta milioni di persone nel mondo che acquistano il meglio, quel fine-finissimo con il quale venogno realizzati i prodotti del Biellese.

Per reagire alla produzioni a basso costo nella zona si sono specializzati nel Super 120 mila e nel super 180 mila, due filati di massima finezza. “Con il super 120 mila basta un chilo di lana per produrre 120 mila metri di filo. Si rende conto? Nessuno è così bravo. Nessuno riesce ad arrivare al super 180 e oltre. Questo è un primato italiano, un’eccellenza biellese”.

Così oggi a Biella si producono trenta milioni di metri di tessuti contro i 36 del 2000. Soltanto che quelli di oggi costano molto di più tanto che Donatelli guarda con ottimismo al futuro. “Mentre noi scendevamo da 36 a trenta milioni gli inglesi passavano da 7-8 a un milione. Insomma, siamo tosti”.

Una storia da manuale.  Â

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1 Commento a “Il Biellese riparte col finissimo”

  1. Giuseppe Scanzio scrive:

    Questa storia dell’eccellenza (o “art of excellence”) biellese è ridicola: pare che noi biellesi, quando ci mettiamoa fare qualcosa, riusciamo ad essere i migliori. Ora, pretendiamo di essere “eccellenti” anche a fare turismo, il che è tutto dire! Trascurando il fatto che, in un momento in cui la gente fatica ad arrivare al 20 del mese, fare un prodotto che può essere acquistato dall’1% della popolazione mondiale, mi pare vergognoso! Credo che i biellesi dovrebbero tirarsi su le maniche, lavorando di più e individuando produzioni, tessili e non tessili, che tutti possano acquistare, e rivolgendosi, cioè, ad un mercato al quale possano avere accesso anche i paesi poveri. So che non è facile: ma fino a che continuiamo a riempirci la bocca di “art of excellence” e di “super” i potenziali clienti dei nostri prodotti saranno sempre solo i “super-ricchi” che non hanno mai arricchito nessuno, se non loro stessi, ed anzi, la storia dimosra che, fino a quando hanno potuto, hanno sempre “affamato” i popoli….. Se fra le classi sociali, a partire dal basso fino alla media borghesia lavoratrice (con esclusione di quelli che vivono di rendite), ci fosse maggiore coesione, unità di intenti e solidarietà, e si mettessero semplicemente in pratica gli insegnamenti di Cristo, non sarebbe impossibile ricostruire il tessuto industriale ed economico biellese con beneficio di tutti, sicuramente delle fasce più deboli della popolazione! Altrimenti, il destino di questo territorio, al di là delle “sparate” dei nostri politici, è di tornare ad essere popolato da agricoltori, pastori e pecore, e da poveri emigranti! Chiudo qui, ma potrei proseguire all’infinito elencando ed analizzando tutto ciò che non va in questo territorio! Certo, anche chi la pensasse come me, da solo non va da nessuna parte: ma la comunanza di idee porta alla coesione, e da lì si può cominciare a costruire qualcosa per il bene dei vostri (io non ne ho) figli….. E non sono mai stato comunista!!!!!!
    Giuseppe Scanzio - Biella (05.10.2008)

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