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Per Dolce&Gabbana conta solo il cliente

di Luigi Ferro · 6 dicembre 2007

Oggi sul Corriere online c’è un pezzo su Dolce&gabbana che inizia così.
“Anna Wintour di Vogue snobba il made in Italy? La stampa anglosassone spara a zero contro le sfilate milanesi accusando il Bel Paese di avere perso la bussola in fatto di moda? “Che i critici si sfiatino - ribattono all’unisono - Domenico Dolce e Stefano Gabbana -, tanto nel villaggio globale di Internet nessuno li ascolta. Oggi conta solo quanto e dove vendi. E comanda il pubblico”.

Affermazione un po’ radicale che contiene però qualche elemento di verità. E che conferma la storiella del cervo.  Â

Il blogger non è un nemico

di Luigi Ferro · 15 novembre 2007

Pietro Scott Jovane, Country manager di Microsoft Online Services Group, durante l’Analyst & Influencer Briefing 2007 che si è svolto giovedì scorso sera a Segrate nel quartier generale di Microsoft Italia ha detto: “Oggi, se voglio sapere cosa NON comprare, leggo i blog, se voglio
sapere cosa comprare guardo la pubblicità. Invece non dovrebbe essere così e siamo convinti che la situazione presto cambierà. Si arriverà a consultare la Rete anche per farsi una opinione positiva dei prodotti, mettendo a confronto le informazioni delle imprese e le esperienze concrete del pubblico”.
 Non sono molto d’accordo con questa affermazione che mi sembra indicare nei blog un nemico per le aziende. Il blogger non parla sempre male dei prodotti a volte ne è entusiasta. In rete, ormai è assodato, la gente cerca informazioni positive o negative perché sempre più raramente effettua acquisti senza assumere informazioni sui prodotti. Quello che Scott Jovane ipotizza in realtà sta già succedendo. Solo che spesso i consumatori sui siti delle aziende non trovano le informazioni di cui hanno bisogno  soprattutto non trovano le esperienze di chi quel prodotto lo ha già utilizzato.   Non so perché ma Microsoft anche in questo caso mi pare un po’ in ritardo.

Quando il cervo ha già imbracciato il fucile. E ha sparato

di Luigi Ferro · 14 novembre 2007

Se la storia del Web 2.0 e della Rete nella quale le notizie viaggiano alla velocità della luce non vi convince provate a dare un’occhiata qui. Non so quanti danni abbia fatto questo messaggio all’azienda ma di certo nessuno sarebbe contento di vedere il proprio prodotto sbertucciato in rete. Il problema non sta nel vedere quanti utenti hanno visitato il sito perché basta che qualcuno abbia rilanciato il messaggio e l’effetto rete è assicurato.

Altra storia divertente è la querelle Mayer vs. Ediprint. Un cliente (Mayer) acquista da una tipografia dei biglietti da visita. Non è soddisfatto del lavoro e lo scrive sul suo blog. Caso vuole che anche il proprietario della tipografia possieda un blog, così inizia un fitto scambio di messaggi che coinvolge altri utenti della rete. Grazie al blog Ediprint para il colpo raccoglie dissensi ma anche appoggio da altri utenti che non hanno gradito l’attteggiamento di Mayer e la vicenda finisce bene. tanto che oggi il proprietario della tipografia afferma di essere molto stupito che a due anni di distanza si parli ancora su Internet di quella piccola vicenda.  “Il caso ha lasciato il segno!”, dice con allegria visto che gli affari sono aumentati e su eBay gli affari non vanno per niente male. A lui è andata bene, ma se la vicenda fosse finita male a due anni di distanza la rete ne parla ancora. La memoria di Internet è peggio di quella degli elefantiÂ

Il cervo ora ha il fucile

di Luigi Ferro · 13 novembre 2007

“Il cervo ora ha il fucile” è una frase che trovo strepitosa e che sintetizza in modo efficace molto di quanto è stato detto al Iab forum di Milano, l’evento dedicato al mondo della pubblicità digitale.

L’autore è Nigel Morris, ceo di Isobar che non so se ha partecipato all’evento milanese, ma questo non è importante. Più interessante è spiegare cosa significa la frase che sembra un po’ criptica per i non addetti ai lavori, ma per chi ha seguito i lavori del Iab forum è chiarissima.

Il cervo è il cliente che stanco di essere target ha imbracciato un fucile e ha messo nel mirino le aziende. Il suo fucile è il Web che oggi più di prima gli permette di allargare i suoi contatti molto al di là della sfera personale. “Ho imparato di più su una lavatrice da un certo Jim che non conosco su un forum che dal sito dell’azienda o da chi me l’ha venduta” ha detto uno dei relatori.

Non a caso da ormai un po’ di tempo molte indagini concordano su un punto. Gli utenti, soprattutto italiani, in rete comprano poco ma si informano molto.   Questo significa che le aziende, molto più di prima, devcono curarsi di cosa pensano i clienti dei loro prodotti. Un cliente scontento non è semplicemente perduto, ma grazie alla potenza delle rete è un cliente che rischia di provocare gravi danni.

Ma allora, visto dal punto di vista delle aziende, questo strabenedetto Web 2.0 è solo una minaccia della quale bisogna avere paura. No, almeno io non lo credo. Credo invece che anche un’azienda che non sia la Fiat deve dare un’occhiata interessata a quanto succede in rete (i figli degli imprenditori serviranno ben a qualcosa) perché blog e altre diavolerie dell’Internet di oggi non distinguono riguardo le dimensioni delle aziende.   Â

Smau + Iab forum. Perché no?

di Luigi Ferro · 8 novembre 2007

In questi giorni a Milano si svolge lo Iab forum l’annuale manifestazione dell’Interactive advertising bureau sulla pubblicità online. E’ un evento dove si respira un grande entusiasmo. Cresce il numero degli iscritti, l’area espositiva si fa più interessante e ache il livello degli interventi (almeno per quanto riguarda il convegno inaugurale) si è fatto più elevato.

La manifestazione si rivolge agli addetti ai lavori ma anche (e probabilmente vorrebbe soprattutto) alle aziende. Ed è questo probabilmente il punto debole. L’impressione è che ci siano i grandi clienti, ma ancora non si riesca ad arrivare al vasto mondo delle Pmi che invece potrebbero beneficiare molto della presenza del Web all’interno del loro marketing mix.

Per questo da parte della sezione italiana dell’Interactive advertising bureau ci vuole uno sforzo ulteriore. Pensiamo a un collegamento con il mondo delle associazioni che riuniscono le aziende, ma anche a una possibile collaborazione con Smau. Potrebbe essere un’idea. Â