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Illy, per pensare positivo

di Luigi Ferro · 31 luglio 2008

Dopo tante notizie poco positive sull’economia, e visto che stiamo andando in vacanza, è giusto pensare positivo prendendo come esempio Illy, l’azienda triestina del caffè.

A settembre è previsto il lancio di Idyllium un nuovo caffè in esclusiva mondiale ottenuto da una pianta della famiglia della Laurina fino a oggi sconosciuta al mondo della torrefazione. E’ l’ennesima novità dell’azienda triestina che alla base delle sue fortune ha proprio l’innovazione tecnologica perseguita con costanza negli anni.

Condotta per anni da Ernesto Illy, uno scienziato del caffè, l’azienda è stata poi guidata da Riccardo Illy, ex presidente della regione Friuli Venezia Giulia e ora da Andrea Illy.

Una impresa familiare classica che cozza contro i principi della meritocrazia, che non sono però verità assolute e hanno le loro eccezioni, e che ha continuato a innovare negli anni cercando anche il contatto con il mondo universitario come dimostra lo studio commissionato all’Università di Oxford per la realizzazione di un programma di coltivazione del caffè compatibile con l’ambiente.
Il tutto con una certa sobrietà che potremmo definire austro-ungarica, tanto che quando si chiamava in azienda  e si chiedeva del dr. Illy (Riccardo) la centralinista si premurava subito di avvisare “signor Illy, senza titoli accademici” e tu ti sentivi quasi in dovere di scusarti.

Magari in zona non tutti li amano visto che una volta un concorrente ruggì al telefono quando gli nominai Illy e quell’altro nell’ufficio disponeva di una mazza da golf che utilizzava per colpire con violenza, in particolari momenti di ira, il bidone con il marchio dell’azienda triestina.
Però quella di Illy è una bella storia di ricerca & innovazione.

A Milano si collabora

di Luigi Ferro · 15 gennaio 2008

Mentre nel Nord Est si fa fatica a lavorare insieme (vedi post precedente) qualche piccolo segnale arriva dalla Lombardia dove la prossima settimana (mercoledì 23/1, ore 9,30, Unioncamere Lombardia via Oldofredi 23) sarà presentato in un convegno il progetto “V.In.Co - Vincere insieme la concorrenza”. Realizzato con la collaborazione di Politecnico Innovazione, il progetto ha permesso a quattro gruppi di imprese artigiane di sviluppare e migliorare la propria competitività attraverso la collaborazione tra aziende.  

Due gli aspetti positivi del progetto. Da una parte le aziene hanno imparato a migliorare la collaborazione tra loro e dall’altra si è innestato quel circolo virtuoso che vede il trasferimento di competenze dall’università verso le imprese classico punto debole dell’industria italiana.

Tutto questo senza che vi siano stati  cambiamenti nelle dimensioni o nella struttura delle aziende coinvolte. Oggi la dimensione è probabilmente più importante che in passato, ma è inutile illudersi che le piccole aziende diventino tutte medie o, addirittura grandi. Il nostro capitalismo è questo e può continuare a vivere dotandosi però di quelle competenze che tradizionalmente non risiedono nelle piccole imprese.
Per questo è importante il ruolo delle università e dei centri di trasferimento tecnologico.  

Il software di Esselunga

di Luigi Ferro · 29 ottobre 2007

Falce e carrello, è l’azzeccato titolo del libro scritto da Bernardo Caprotti, patron di Esselunga. Il libro è un duro atto d’accusa contro le Coop che, secondo Caprotti, con l’aiuto delle amministrazioni locali delle regioni “rosse” hanno osteggiato l’apertura dei punti vendita Esselunga. La storia è stata ampiamente raccontata dai quotidiani e qui noi non vogliamo aggiungere nulla. Se parliamo del libro è solo per sottolineare un passaggio importante ai fini delle chiacchiere del nostro blog.Quando Caprotti fu colpito dal “bacillo del retail” mollò l’azienda tessile di famiglia per dedicarsi anima e corpo al nascente business dei supermercati. Si mise in società con gli americani e cercò di imparare il mestiere. Non si trattava solo di imparare a gestire i negozi, trovare le migliori ubicazioni o decidere quali prodotti vendere e come esporli. Caprotti decise subito di investire nell’informatica e dall’ex proprietario di una catena di negozi Usa comprò i sistemi informatici. “Erano la quintessenza del pragmatismo – scrive – Erano stati concepiti, per coì dire, dal di sotto, dagli utilizzatori, non da informatici puri. Erano fantastici e lo sono ancora. Voleva venderli e noi, per l’Italia, li acquistammo in esclusiva”. Il rapporto con il businessman americano non si fermò alla vendita del prezioso software ma andò oltre tanto che il fondatore della catena di supermercati aggiunge “Ciò favorì enormemente le nostre tendenze all’innovazione, ci evitò i madornali errori che vedevamo compiere da altri e ci consentì quel salto in avanti che ci avrebbe salvato”. E ancora “i nostri eccellenti rapporti con Ibm grazie a Charlie (il consulente, ndr) si intensificarono e ci portarono alla sperimentazione dell’uso dei codici a barre”. Poi fu la volta delle casse con lettore laser e di altre innovazioni.