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Il maniscalco chiede aiuto

di Luigi Ferro · 24 aprile 2008

In questi giorni la pianura padana e il nord-est sono percorsi da frotte di giornalisti. Armati di taccuini, vanno alla scoperta dell’homo leghista, dell’elettore di Bossi che poi è probabilmente lo stesso che in varie occasioni elettorali ha rivolto le sue speranze verso quello che un divertente libro qualche anno fa definì “lo Spaccone”.

Spesso le dichiarazioni degli intervistati non offrono grandi novità. Temi assolutamente legittimi come la sicurezza, la paura della concorrenza cinese, le lamentele verso la Casta ricorrono nelle parole degli abitanti del Nord, ma in qualche caso due parole fanno intravvedere altri aspetti di cui si parla meno.

Mario Fusetti, 78 anni, maniscalco di Turate, è una sorta di fenomeno nel suo settore. Lui i ferri per i cavalli li fa in alluminio e sembra siano i migliori al mondo. A Giuseppe D’Avanzo di Repubblica racconta: “Erano ferri che facevamo solo noi al mondo. Francesi e olandesi ce li invidiavano. Li vendevamo ovunque. Ora sono apparse le copie cinesi e colombiane e io e mio figlio peniamo un po’ma non è quello che importa. Cui sarà sempre chi copierà quello che fai. Oggi sono i cinesi domani lo sa Dio chi. Il problema non è questo. Non è solo questo. Il problema più grande è un altro. E’ sempre più difficile inventare cose nuove e nuovi modi per produrle, ma dobbiamo farlo se vogliamo strare al mondo. Non si può sperare sempre di indovinarla. Abbiamo bisogno di aiuto. E’questo aiuto che non sentiamo o sentiamo poco”.

A questo punto si dovrebbe scrivere, con un sottile disprezzo per la sociologia, che la frase di Mario Fusetti da Turate vale più di tanti saggi sociologici.
Balle. Tanti saggi sociologi permettono di approfondire le dichiarazioni del maniscalco che fanno aprire come un sacco di imprenditori, anche geniali che nel loro piccolo praticano l’innovazione, hanno paura di un futuro dove tutto sarà più complesso.

La mia convinzione è che l’arrivo dell’euro e la rivoluzione tecnologica abbiano completamente cambiato i paradigmi di un mondo che alla prima è riuscito a reagire, ma per la seconda ha bisogno di aiuto.
Di capire quale tecnologia può essergli di aiuto, come può usarla, dove deve comprarla.
Tutto questo oggi o è assente o, almeno, poco presente.

Quattro sfide per il nuovo governo

di Luigi Ferro · 24 aprile 2008

Il nuovo governo è atteso da un duro lavoro con il vantaggio però con il vantaggio di avere la maggioranza per affrontarlo. Per quello che riguarda gli argomenti che siamo soliti affrontare quattro credo siano gli aspetti fondamentali.

Scuola. Partiamo da lontano seguendo le indicazioni dell’Innovation Forum di Idc dove si è più volte battuto su questo tasto. Studenti più preparati sono fondamentali per qualsiasi Paese. Il boom dell’India passa anche per l’eccellente preparazione dei suoi studenti. Meritocrazia e maggior valorizzazione del lavoro degli insegnanti sono gli aspetti principali. I risultati dei test Pisa sono sconfortanti soprattutto perché mostrano i risultati peggiori al Sud e fra i figli degli immigrati, quella parte di popolazione che è destinata ad aumentare. La situazione, dunque, promette solo di peggiorare. Abbiamo bisogno poi di studenti negli istituti tecnici. Lo ha ribadito Cisco nel recente incontro con i partner che si è svolto a Honolulu. Il problema dello skill shortage è stringente. Manca il personale qualificato. E soprattutto non si parli dell’ennesima riforma. Non se ne può più di governi che disfano quello che ha fatto il precedente. Anche questa è una richiesta che arriva da molte parti. E poi, con il rispetto del fatto che chi ha vinto deve governare, sarebbe meglio i cambiamenti farli fin dove è possibile con la l’accordo o la collaborazione della struttura. Poi, se c’è bisogno di misure impopolari che arrivino pure.

Industria 2015. Lo abbiamo già detto più volte e, in modo un po’ più autorevole del sottoscritto, lo ha ribadito anche Confindustria. Industria 2015 deve andare avanti. Può essere migliorato, perfezionato ma non lo si può abbandonare.

Pubblica Amministrazione. Non si sa ancora a chi toccherà il compito di occuparsi della Pubblica amministrazione. Forse non ci sarà più un ministero per l’Innovazione (non se ne sentirà la mancanza) e ci sarà un ministero per l’innovazione nella Pa come nel vecchio governo. Una scelta dettata anche dal fatto che questa volta non sarà possibile, per via della riforma Bassanini, fare un governo con un numero eccessivo di ministri e sottosegretari come è successo per la compagine di Prodi. Sul nome però bisogna essere chiari. Lucio Stanca, responsabile con Rutelli, della tragicomica vicenda di Italia.it non pare la persona più adatta. E’ il caso di utilizzare un sistema un po’ più meritocratico.

Servizi pubblici. Non so quanto Assinform possa essere felice dell’esito delle elezioni. L’associazione che da tempo ha chiesto provvedimenti contro il fenomeno dell’in house (le aziende pubbliche che operano sul mercato anche dell’Ict lavorando per gli enti che le controllano) difficilmente potrà contare sull’appoggio dell’intera maggioranza. Lo schieramento trasversale che è riuscito a fare approvare la norma contro l’in house aveva infatti nella Lega uno dei gruppi principali. A meno di improvvisi cambiamenti la vedo dura.

La tecnologia? E che è?

di Luigi Ferro · 24 aprile 2008

C’è una campagna elettorale che si è svolta nelle piazze e in Tv e un’altra più nascosta fatta di incontri con aziende e manager per sentire cosa ne pensano i grandi nomi dell’industria.

Così è capitato che un paio di candidati, uno per schieramento, siano andati nella grande industria high-tech per parlare del futuro di questo Paese. I grandi manager al completo hanno parlato con due nomi di primo piano, magari non di primissima fila, ma che hanno volti noti nei due schieramenti.

Il primo ha qualche conoscenza nell’ambito di ciò che di nuovo, inteso come esperienze imprenditoriali, si muove in questo paese, mentre il secondo pare che qualcosa di economia ne capisca.

La discussione però non è stata particolarmente fruttuosa. Il primo si è dilungato a parlare di termovalorizzatori, tema di primaria importanza, ma sul quale i manger della grande industria high tech non avevano nulla da dire. Loro si occupano di altro.

Il secondo, invece, ha raccontato della vita lavorativa di suo padre, venditore ambulante. Anche in questo caso i manager della grande industria high tech hanno ascoltato senza avere particolari opinioni al proposito. Bella storia, grazie, ma noi cosa c’entriamo?  

E quando si è cercato di quagliare, verificando l’interesse dei due schieramenti verso l’innovazione, il software, le nuove tecnologie, i due hanno ammesso che in fondo, loro, di quella roba lì non è che ne sapessero molto.

I manager della grande industria high tech hanno cortesemente salutato i due candidati dopo averli rignraziati per la loro visita. Proficua.