Il quarto capitalismo
di Luigi Ferro · 17 dicembre 2007C’era una volta il primo capitalismo quello delle grandi famiglie: Agnelli, Pirelli, Falck. Poi è venuto il secondo, dove forte è l’intervento della mano pubblica. nasce sotto il fascismo con l’Iri e continua lungo tutto il secondo dopoguerra. Più o meno arretra con le privatizzioni del 1992. Nel frattempo ne è nato un altro ed è il terzo capitalismo quello delle piccole imprese che vengono scoperte intorno agli anni Settanta. E adesso siamo al quarto con le medie imprese internazionalizzate, le multinazionali tascabili che contribuiscono a sfatare l’ipotesi del declino.
Secondo Andrea Colli, docente della Bocconi e autore de libro “Il quarto capitalismo”, operano soprattutto nel manifatturiero, poco nei servizi e costituiscono una forma imprenditoriale coerente con la realtà europea dove non c’è una terziarizzazione spinta. Â
Molte di queste aziende hanno carattere familiare, un problema per il cambio generazionale e iniziano a corre qualche rischio quando diventano troppo grandi. In Italia valgono il 30% dell’industria manifatturiera. Veltroni le ha citate nel suo discorso di Torino parlando di quarto capitalismo. Un segnale importante anche perché dice uno degli imprenditori che fanno parte del gruppo “Soltanto adesso incomincia a diffondersi la convinzione, anche fra chi deve compiere sclete di politica industriale ed economica, che l’acronimo Pmi è estremamente falsante: le medie imprese nulla c’entrano con gli artigiani”.
Queste aziende sono una delle minoranze positive citate dal Censis, i loro successi sfatano la tesi del declino e a loro più di altre, probabilmente, è indirizzata l’esortazione di Bersani che dopo l’approvazione da parte di Bruxelles del credito d’imposta per la ricerca ha detto: “Ora le aziende non hanno più scuse”.   Â
Loro probabilmente da questo punto di vista hanno già dato più di altri, ma sono condannate a essere un esempio virtuoso. Perché il gruppo deve aumentare di numero. Â


